“The Next Green Talents”, progetto dedicato a moda sostenibile di YOOX e Vogue Italia

Durante la settimana della moda di Milano, di prassi, l’ordinario diventa fast e il tempo per soffermarsi a riflettere è un lusso che viene concesso a pochi. Bisogna correre tra uno show e l’altro, senza avere il tempo di formarsi un’opinione in merito. Cos’è la moda oggi? A chi è rivolta? In che direzione va? A Palazzo Morando Vogue Italia e YOOX hanno deciso di provare a rispondere a queste domande attraverso The Next Green Talents, un progetto inaugurato giovedì 22 febbraio dedicato a una moda sostenibile e a una produzione volta alla salvaguardia delle risorse. La nascita di The Next Green Talents Al già esistente progetto The Next Talents, Vogue Italia e YOOX hanno il concetto «green». Così, il progetto di scouting ideato nel 2011 da Franca Sozzani e Federico Marchetti per promuovere e sostenere la nuova generazione di creativi, da oggi in poi guarderà ai valori della sostenibilità. L’obiettivo? È quello di aumentare la consapevolezza attorno al tema ambientale, nonché promuovere un approccio attento verso il consumo e i suoi differenti gradi di produzione e condivisione. I valori delle nuove aziende L’idea nasce dai valori su cui si fonda YOOXYGEN, l’area di YOOX dedicata alla moda responsabile, che sono condivisi anche da Vogue Italia e da Vogue Talents, da sempre sostenitori del talento in tutte le sue forme, in particolare quando queste strizzano l’occhio alla sostenibilità. «The Next Green Talents, sviluppato assieme a Emanuele Farneti e Sara Sozzani Maino, è un doppio ponte verso il futuro della moda: gli orizzonti della creatività e i nuovi modi per proteggere il mondo in cui viviamo», racconta Federico Marchetti, fondatore di YOOX e amministratore delegato di YOOX NET-A- PORTER GROUP. «Idee e Responsabilità, astrazioni che viaggiano finalmente insieme». Alle soglie di una nuova generazione I marchi selezionati per quest’edizione, quindi, pongono la sostenibilità al centro del loro processo creativo e produttivo e arrivano da tutto il mondo: Sylvia Enekwe e Olivia Okoji di Gozel Green dalla Nigeria, Bobby Bonaparte e Max Kingery di Olderbrother dagli Stati Uniti e molti altri. «Il supporto alla nuova generazione è fondamentale e la sostenibilità è il cuore del progetto per credere in un futuro migliore», spiega Sara Sozzani Maino, Deputy Editor in Chief di Vogue Italia, presentando le collezioni Autunno/Inverno 2018-19 dei designer scelti, che saranno disponibili su YOOXYGEN in più di cento paesi a partire da settembre 2018.

Mercedes, elettrica EQ stupenda

La Casa tedesca conferma la produzione dei modelli della gamma EQ, sviluppati su una piattaforma dedicata

ROMA – Lo scorso settembre Mercedes ha illuminato il Salone di Parigi, svelando il concept Suv Generation EQ, equipaggiato con due motori elettrici per una potenza totale di 400 cv e in grado di percorrere fino a 500 km grazie alle batterie da 70 kW. Un progetto che non rimarrà sulla carta.

Mercedes annuncia che sarà lo stabilimento di Sindelfingen a produrre i primi modelli elettrici del brand EQ, che a seguire saranno integrati nella produzione di serie degli attuali stabilimenti Mercedes-Benz nei quattro continenti.

Le nuove elettriche si baseranno su un’architettura appositamente sviluppataper i sistemi di alimentazione elettrica a batteria, che si distingue per un elevato grado di scalabilità da ogni punto di vista oltre ad essere utilizzabile trasversalmente per più modelli. La scelta del centro della rete produttiva cui affidare altri modelli EQ dipenderà dalla richiesta del mercato.

“Mercedes-Benz Cars prosegue l’offensiva elettrica all’interno della rete mondiale. In questo modo sfruttiamo in modo ottimale le possibilità offerte dall’elettromobilità, limitando nel contempo sensibilmente gli investimenti necessari. Fin dall’inizio abbiamo investito a livello globale nella flessibilità e nell’equipaggiamento tecnico con le soluzioni avveniristiche dell’industria 4.0. Ora sono quattro i centri di competenza dediti alla produzione di modelli elettrici, nello specifico Brema, Rastatt, Sindelfingen e lo stabilimento smart di Hambach”, ha dichiarato Markus Schäfer, Membro del Divisional Board di Mercedes-Benz Cars, Production and Supply Chain Management.

“Siamo orgogliosi delle decisioni prese. Un obiettivo strategico centrale definito dal Works Council prevede il coinvolgimento attivo degli stabilimenti tedeschi nel perseguimento della strategia elettrica del Marchio. Dal nostro punto di vista, le decisioni legate ad investimenti e produzione prese per gli attuali stabilimenti rappresentano un’importante passo in avanti in questa direzione”, ha dichiarato Michael Brecht, Presidente del General Works Council di Daimler AG. “Non solo l’elettromobilità, ma anche la crescente tendenza alla digitalizzazione porteranno ad un cambiamento a livello di posizioni e ruoli dei dipendenti, oltre che dei relativi Job Profile. È necessario un certo grado di sicurezza affinché il team si impegni a fondo per la propria qualificazione e crescita a livello lavorativo. In altre parole, è necessario chiarire senza ombra di dubbio la sicurezza degli attuali posti di lavoro nonostante tutte le sfide che dovranno essere affrontate. Da parte dell’azienda, questo richiede massimo impegno sul fronte investimenti e capacità di sviluppo/produzione”.

Ilaria Vidaletti :Sguardo Visionari

Oggi con grande piacere ho intervistato Ilaria Vidaletti una donna piena di intuito e di capacità, il suo sguardo da fotografo va al di là di ciò che un uomo può afferrare con i suoi occhi, per molti è una visionaria, per altri un genio, un’illusionista capace di ingannare lo sguardo degli spettatori con un semplice scatto. Ho sempre sfidato le convenzioni e lo sguardo dell’osservatore dice durante la nostra intervista.  La sua tecnica fotografica è sopraffina luci e composizione sono praticamente impeccabili, i suoi soggetti sono elementi sempre in lotta con la propria esistenza. Capace di esplorare gli infiniti mondi della fotografia a volte esasperando la perfezione fino all’ossessioneIlaria non lascia nulla al caso.

Cominciamo con la prima domanda… Tu pensi che le tue foto viste da molti lettori riescono a cambiare qualcosa in ambito sociale?

Essere un fotografo è un grande privilegio umano, professionale e personale ma anche un grande dovere sociale. Se una mia fotografia è in grado di far riflettere, raccontare o ispirare, allora sì, potrebbe già poter generare un cambiamento.

Qual è la tua missione di fotografo?

Quello che cerco di portare all’interno delle mie immagini è il senso di dignità, come integrità dell’essere umano perché trovo che sia il punto di partenza per raccontarne la bellezza.

Siamo così disabituati al bello che decidere di raccontarlo è già di per sé una missione sociale contro l’apatia globale.

 

I tuoi soggetti sono coinvolti nel tuo lavoro?

Sì, credo che ne siano completamente coinvolti. Nella fotografia c’è uno scambio ambivalente e dualistico continuo in cui il soggetto a volte è un attore altre un ospite osservatore e viceversa, come nel riflesso di uno specchio. Un fotografo è sia fuori che dentro l’immagine e respira con il proprio soggetto, ne conosce le emozioni e le sa tradurre in un attimo di poesia.

 

Qual è la difficoltà di raccontare una storia attraverso uno scatto?

 Non può esistere difficoltà e se c’è significa che hai sbagliato qualcosa in principio, con te stesso.

La fotografia è una cosa intima, fluida e libera, meno vincoli ti imponi e più arrivi alla verità.

 

Secondo te, tutto ciò che compare in una foto sarebbe un’espressione – conscia o inconscia – di chi fotografa?

Entrambe le cose simultaneamente. La fotografia è un’esperienza intensa e tutto quello che sei traspare. La fotografia insegna che ti devi esercitare, devi leggere, studiare, osservare, ascoltare, analizzare e ribellare. Più sei preparato come essere umano e più i tuoi scatti saranno profondi. Nella fotografia, come nell’arte, arriva un momento in cui se hai lavorato bene su tutto ciò ogni segno esce inconsciamente e limpido. E’ come in qualsiasi altra disciplina, è la vita, più lavori sulla preparazione e più facilmente lascerai un segno.

 

Ci racconti di uno dei tuoi scatti preferiti e perché lo preferisci?

L’esposizione multipla in bianco e nero realizzata alla Casa Hendrik Christian Andersen di Roma è uno degli scatti a cui sono più legata. L’ho immaginato e sognato per così tanto tempo che quando ho avuto la possibilità di realizzarlo nei miei occhi era già tutto pronto, sapevo esattamente cosa volevo ottenere. Rappresenta l’inizio dei miei lavori in doppia esposizione ed è proiettato verso i miei reportage futuri.

 

In che modo un fotografo osserva il mondo? con quale occhi?

 Un fotografo è un collezionista silenzioso che in punta di piedi si avvicina per guardarti dentro. Un fotografo non ha età, perde troppo spesso la cognizione del tempo.

 

Quando fai una ottimo scatto, te ne rendi conto subito?

 Spesso sì, uno scatto è frutto di un pensiero unito ad un momento perfetto e brevissimo. Se lo sguardo e la luce sono magici si innesca un accordo che dà soddisfazione fin da subito.

 

Ci sono riconoscimenti importanti nella tua vita?

Sono stata premiata nel 2017 dal Parlamento europeo di Bruxelles come uno dei 5 giovani fotografi emergenti più meritevoli perché portatori di ideali e valori nuovi.

 

Quando e come ha scoperto la fotografia?

 Uno dei miei primi giocattoli è stata una Fisher-Price 35 mm e intorno ai 7 anni una Polaroid, credo che sia più facile pensare che è con la fotografia che negli anni ho scoperto me stessa piuttosto che viceversa.

 

Cosa le piace fotografare?

 Tutto ciò che è bello, sono attirata dall’equilibrio delle forme e dalla simmetria. Amo gli sguardi e la dignità dell’essere umano che viene svelata un attimo prima di provare un’emozione forte. Quello è il momento in cui scatto.

 

Ultima domanda il senso della vita?

Trovare ciò che ci fa sentire più vicini a noi stessi e in pace. Non è un pensiero egoista. Non c’è nulla che abbia più valore nel mondo oggi di un essere realizzato e soddisfatto, vale più di quanto si creda, è già di per sé uno strumento per l’evoluzione. Un essere in equilibrio è contagioso. Almeno quanto un fotografo ispirato 😉

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Intervista Ilaria Vidaletti

Oggi con grande piacere ho intervistato Ilaria Vidaletti una donna piena di intuito e di capacità, il suo sguardo da fotografo va al di là di ciò che un uomo può afferrare con i suoi occhi, per molti è una visionaria, per altri un genio, un’illusionista capace di ingannare lo sguardo degli spettatori con un semplice scatto. Ho sempre sfidato le convenzioni e lo sguardo dell’osservatore dice durante la nostra intervista.  La sua tecnica fotografica è sopraffina luci e composizione sono praticamente impeccabili, i suoi soggetti sono elementi sempre in lotta con la propria esistenza. Capace di esplorare gli infiniti mondi della fotografia a volte esasperando la perfezione fino all’ossessioneIlaria non lascia nulla al caso.

Cominciamo con la prima domanda… Tu pensi che le tue foto viste da molti lettori riescono a cambiare qualcosa in ambito sociale?

Essere un fotografo è un grande privilegio umano, professionale e personale ma anche un grande dovere sociale. Se una mia fotografia è in grado di far riflettere, raccontare o ispirare, allora sì, potrebbe già poter generare un cambiamento.

 Qual è la tua missione di fotografo?

Quello che cerco di portare all’interno delle mie immagini è il senso di dignità, come integrità dell’essere umano perché trovo che sia il punto di partenza per raccontarne la bellezza.Siamo così disabituati al bello che decidere di raccontarlo è già di per sé una missione sociale contro l’apatia globale.

I tuoi soggetti sono coinvolti nel tuo lavoro?

Sì, credo che ne siano completamente coinvolti. Nella fotografia c’è uno scambio ambivalente e dualistico continuo in cui il soggetto a volte è un attore altre un ospite osservatore e viceversa, come nel riflesso di uno specchio. Un fotografo è sia fuori che dentro l’immagine e respira con il proprio soggetto, ne conosce le emozioni e le sa tradurre in un attimo di poesia.

Qual è la difficoltà di raccontare una storia attraverso uno scatto?

Non può esistere difficoltà e se c’è significa che hai sbagliato qualcosa in principio, con te stesso.La fotografia è una cosa intima, fluida e libera, meno vincoli ti imponi e più arrivi alla verità.

 

Secondo te, tutto ciò che compare in una foto sarebbe un’espressione – conscia o inconscia – di chi fotografa?

Entrambe le cose simultaneamente. La fotografia è un’esperienza intensa e tutto quello che sei traspare. La fotografia insegna che ti devi esercitare, devi leggere, studiare, osservare, ascoltare, analizzare e ribellare. Più sei preparato come essere umano e più i tuoi scatti saranno profondi. Nella fotografia, come nell’arte, arriva un momento in cui se hai lavorato bene su tutto ciò ogni segno esce inconsciamente e limpido. E’ come in qualsiasi altra disciplina, è la vita, più lavori sulla preparazione e più facilmente lascerai un segno.

 

Ci racconti di uno dei tuoi scatti preferiti e perché lo preferisci?

L’esposizione multipla in bianco e nero realizzata alla Casa Hendrik Christian Andersen di Roma è uno degli scatti a cui sono più legata. L’ho immaginato e sognato per così tanto tempo che quando ho avuto la possibilità di realizzarlo nei miei occhi era già tutto pronto, sapevo esattamente cosa volevo ottenere. Rappresenta l’inizio dei miei lavori in doppia esposizione ed è proiettato verso i miei reportage futuri.

In che modo un fotografo osserva il mondo? con quale occhi?

Un fotografo è un collezionista silenzioso che in punta di piedi si avvicina per guardarti dentro. Un fotografo non ha età, perde troppo spesso la cognizione del tempo.

Quando fai una ottimo scatto, te ne rendi conto subito?

Spesso sì, uno scatto è frutto di un pensiero unito ad un momento perfetto e brevissimo. Se lo sguardo e la luce sono magici si innesca un accordo che dà soddisfazione fin da subito.

Ci sono riconoscimenti importanti nella tua vita?

Sono stata premiata nel 2017 dal Parlamento europeo di Bruxelles come uno dei 5 giovani fotografi emergenti più meritevoli perché portatori di ideali e valori nuovi.

 

Quando e come ha scoperto la fotografia?

Uno dei miei primi giocattoli è stata una Fisher-Price 35 mm e intorno ai 7 anni una Polaroid, credo che sia più facile pensare che è con la fotografia che negli anni ho scoperto me stessa piuttosto che viceversa.

 

Cosa le piace fotografare?

Tutto ciò che è bello, sono attirata dall’equilibrio delle forme e dalla simmetria. Amo gli sguardi e la dignità dell’essere umano che viene svelata un attimo prima di provare un’emozione forte. Quello è il momento in cui scatto.

 

Ultima domanda il senso della vita?

Trovare ciò che ci fa sentire più vicini a noi stessi e in pace. Non è un pensiero egoista. Non c’è nulla che abbia più valore nel mondo oggi di un essere realizzato e soddisfatto, vale più di quanto si creda, è già di per sé uno strumento per l’evoluzione. Un essere in equilibrio è contagioso. Almeno quanto un fotografo ispirato 😉