
Russiagate, post sponsorizzati da Mosca su Fb hanno raggiunto 126 milioni di americani



Il ministro degli Esteri di Pyongyang a New York: “La Carta delle Nazioni Unite sancisce il diritto all’autodifesa, possiamo attaccare anche se i jet non sono ancora all’interno dei nostri confini”

Gli «Stati canaglia» sono una minaccia per il mondo, ha rimarcato Trump annunciando che l’esercito americano diventerà «più forte che mai». Quanto alla Corea del Nord, il presidente Usa ha ringraziato tutte le nazioni che collaborano per isolare il regime. Non solo. «Non possiamo accettare regimi con Nord Corea, Iran e Siria». E quindi: «Se ci attaccano non c’e altra scelta che distruggere la Corea del Nord». «Rocket man è in una missione suicida per se stesso e per il suo regime» ha aggiunto Trump, riferendosi al leader nordcoreano, che aveva già battezzato “uomo razzo” in un tweet dei giorni scorsi. Sull’Iran il presidente ha poi detto che l’accordo è un imbarazzo per gli Stati Uniti: «Non possiamo rispettare un accordo che fornisce copertura per l’eventuale realizzazione di un programma nucleare».
Un presidente a tutto campo. «Gli Stati Uniti rimarranno per sempre grandi amici del mondo, specialmente dei loro alleati, ma non si potrà più approfittare di noi e non faremo più accordi sbilanciati in cui l’America non ottiene nulla» ha poi dichiarato Donald, con quello che è stato letto come un riferimento agli accordi di Parigi da cui ha ritirato gli Stati Uniti. «Fino a quando io rimarrò presidente, io metterò gli interessi dell’America sopra ad ogni cosa».
Poi Trump ha minacciato «ulteriori azioni» contro Caracas se il regime del presidente venezuelano Nicolas Maduro «persisterà nell’imporre un governo autoritario». «Come buoni amici e vicini» il nostro obiettivo è aiutare i venezuelani «a riconquistare la loro libertà, recuperare il loro paese e restaurare la democrazia». Ed è intervenuto anche su Cuba: «Non toglieremo le sanzioni a Cuba fino a che il regime non farà le dovute riforme per il suo popolo».
Quanto ai migranti, il presidentei degli Stati Uniti punta ad una ricollocazione dei rifugiati «che aiuti persone trattate orribilmente» e che consenta loro un eventuale ritorno in patria o quanto più vicino al paese d’origine. Alla fine, il presidente si è anche compiaciuto di se stesso, sostenendo che il discorso all’Onu «è andato molto bene. Ho detto quello che dovevo dire».
«Siamo un mondo in pezzi, abbiamo bisogno di un mondo in pace» aveva detto poco prima il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nell’intervento con cui ha dato il via ai lavori della 72ma Assemblea generale dell’ Onu. «L’economia globale sta diventando sempre più integrata, ma il nostro senso di comunità globale potrebbe disintegrarsi – ha avvertito Guterres nel suo primo discorso davanti all’Assemblea generale da quando è diventato numero uno del Palazzo di Vetro il primo gennaio scorso – La società sono frammentate, il dibattito politico è polarizzato. La fiducia nei e tra i Paesi viene ridotta da chi demonizza e divide»

“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.
«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.
Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

L’inseguimento, iniziato in via Giacinto Pullino è proseguito in piazza Albini, via Licata, via Caffaro per poi svoltare contromano in via Giovanni Ansaldo ed ancora contromano in via Vettor Fausto per concludersi in via Passino, piazza Damiano Sauli e via Luigi Montuori, strada senza uscita dove i due abbandonavano l’auto e si davano alla fuga. Mentre uno dei due faceva perdere le proprie tracce, l’altro, conducente del mezzo rubato, veniva invitato all’alt da un poliziotto libero dal servizio in transito che, avendo notato i colleghi rincorrere il fuggitivo, nel tentativo di ostacolarne la fuga è stato scaraventato a terra dallo stesso riportando lesioni guaribili in 6 giorni.
Il rocambolesco inseguimento, si è interrotto poco dopo, quando il reo, rallentata la sua corsa dopo essere scivolato, è stato raggiunto dagli operanti, finalmente bloccato ed arrestato con indosso ancora gli arnesi atti allo scasso. Il processo che ne è seguito ha portato alla custodia cautelare in carcere del reo con una condanna di 3 anni e 2 mesi di reclusione. Proseguono le indagini per rintracciare il complice.
In cambio dell’intesa sui giovani immigrati protetti, il presidente ha spuntato un pacchetto di misure per rafforzare la sicurezza ai confini
dalla nostra inviata ANNA LOMBARD

NEW YORK. C’è voluta una indigesta cena a base di cibo cinese e torta al cioccolato per mettere leader d’accordo i leader del partito democratico e Donald Trump. Che ieri sera hanno fatto sapere di aver fatto un patto dove i primi cedono su un pacchetto di misure che rafforza la sicurezza dei confini – da cui però la costruzione fisica del muro resta esclusa – in cambio di una legge in tempi brevi che tuteli la precaria situazione dei Dreamers: i figli di immigrati clandestini arrivati da bambini negli Stati Uniti che dopo il provvedimento preso da Trump una settimana fasono a rischio espulsione.
A trattare col presidente durante la cena di lavoro che si è tenuta mercoledì sera a Washington sono stati la leader della minoranza alla Camera Nancy Pelosi e quello del Senato Chuck Schumer. Uno scambio positivo quello che i tre hanno avuto a tavola: almeno secondo la Casa Bianca, che subito dopo ha parlato di “una cena che conferma l’impegno del Presidente a soluzioni bipartisan”.
Opinione condivisa dai democratici che in una nota congiunta hanno espresso soddisfazione per l’accordo stretto che “permetterà di conservare con una nuova legge le tutele del Deca”. Ovvero quel programma voluto da Barack Obama che proteggeva quei ragazzi senza le carte in regola a patto che studiassero o avessero un lavoro.
La settimana scorsa quel programma era stato annullato proprio dall’amministrazione Trump con un provvedimento che di fatto metteva a rischio il futuro di 800 mila giovani “sognatori”. Ragazzi e ragazze che l’ex presidente Barack Obama aveva definito “americani nel cuore e nello spirito, uguali agli altri in ogni altro modo a eccezione del certificato di nascita” che senza una legge su misura sono a rischio deportazione.
A tavola non si è parlato solo del destino dei giovani figli dei clandestini: ma anche di come uscire dal pasticciaccio della riforma sanitaria e di come procedere rispetto alla riforma delle tasse. Che non tutto sia andato esattamente liscio, però, lo si deduce dal tweet della portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders che ha tenuto a chiarire: “sull’esclusione del muro dal pacchetto sicurezza non c’è stato accordo”. Messaggio a cui ha immediatamente risposto il portavoce di Schumer, Matt House: “Il presidente ha chiarito che continuerà a spingere per la costruzione del muro. Ma questo non fa parte dell’intesa di oggi”.
LA PROTESTA DI MICROSOFT: PAGHIAMO NOI LE SPESE
D’altronde, l’accordo c’è, è vero: ma il patto fatto ieri a cena non potrà dirsi definitivo fino a quando non sarà approvato dai repubblicani. E non tutti sono disposti a mandar giù le recenti manovre bipartisan del presidente. Che già aveva aggirato il partito siglando un compromesso sul tetto del debito in cambio del voto degli aiuti per l’uragano Harvey. E che ora temono che qualunque accordo su questioni di immigrazione possa irritare lo zoccolo duro della base repubblicana. E nemmeno una torta al cioccolato potrà fargliela digerire
A margine degli incontri con i democratici Trump ha trovato il tempo per un tweet contro la Clinton. “La disonesta Hillary Clinton incolpa tutti e tutto tranne che se stessa per la sconfitta elettorale. Ha perso i dibattiti e la direzione”.