Informazione e media, 2,2 milioni da Bruxelles

La Commissione europea ha lanciato tre nuovi bandi con cui mette a disposizione complessivamente 2,2 milioni di euro per finanziare tre progetti pilota nel settore dell’informazione e dei media.
I bandi fanno parte dell’ampio ventaglio di iniziative e interventi messi in campo dall’Ue per tutelare il pluralismo e la libertà dei mezzi di informazione e promuovere il giornalismo di qualità in Europa.

Internship opportunities for minority language media
Con questo bando vengono stanziati 500mila euro per finanziare 1 progetto mirato a consentire ai professionisti dell’informazione che in Europa lavorano in lingue minoritarie di svolgere tirocini presso i più importanti canali/organi d’informazione dell’UE, situati al di fuori del loro Paese di residenza. Ciò contribuirà a migliorare le competenze e le capacità professionali dei giornalisti coinvolti e permetterà di comprendere più approfonditamente la varietà dei media e della cultura dell’informazione.
Beneficiari dei tirocini potranno essere professionisti di qualsiasi nazionalità, residenti nell’Ue, che lavorano per un canale/organo di informazione europeo che fornisce contenuti in una lingua minoritaria, ossia una lingua utilizzata in un Paese Ue che non è lingua ufficiale di quel Paese. Si vuole dare priorità a professionisti che lavorano per i media che si occupano principalmente di gruppi svantaggiati (rom, rifugiati e migranti) e minoranze, che possono essere più facilmente bersaglio della propaganda e della disinformazione.
Il bando è rivolto a organizzazioni no-profit, organizzazioni internazionali, università, istituti d’istruzione, centri di ricerca, società dei media stabiliti negli Stati Ue, che possono presentare proposte singolarmente o in gruppo.
Il contributo Ue potrà coprire fino all’80% dei costi totali ammissibili del progetto selezionato.

Exchange of media ‘rising stars’ to speed up innovation and increase cross-border coverage:
L’obiettivo di questo bando è favorire la mobilità dei giovani professionisti dei media e la cooperazione transfrontaliera tra questi professionisti e i canali/organi d’informazione come mezzo per promuovere l’innovazione nel settore dei media in Europa e un ambiente favorevole al giornalismo di qualità e al pluralismo dei mezzi di informazione.
Il bando, con un budget di 1,2 milioni di euro, punta a finanziare 1 progetto per la messa a punto di un programma di scambio che potrà essere aperto non solo a giornalisti ma anche ad altri professionisti del settore dei media, quali professionisti della comunicazione, del marketing e delle tecnologie dell’informazione.
Le proposte possono essere presentate – singolarmente o in consorzio – da persone giuridiche stabilite negli Stati membri UE come organizzazioni non-profit, università, istituti d’istruzione, centri di ricerca.
Anche in questo caso il contributo UE potrà coprire fino all’80% dei costi totali ammissibili del progetto selezionato.

Media Council in the digital age
Il terzo invito mette a disposizione 500mila euro per il finanziamento di 1 progetto mirato a migliorare la conoscenza e a favorire una maggiore collaborazione tra gli organismi di autoregolamentazione dei media nell’era digitale.
Il progetto studierà e mapperà gli organismi di autoregolamentazione dei media nell’Ue e nei Paesi candidati. Consentirà anche la creazione di una piattaforma per facilitare la cooperazione tra questi organismi e il loro adattamento al mondo online e ai suoi sviluppi. Inoltre, attraverso lo scambio di best practices, il progetto contribuirà a chiarire come raggiungere gli obiettivi dell’autoregolamentazione in un ambiente caratterizzato dalla convergenza dei media.
Il bando è rivolto a organizzazioni non-profit, organizzazioni internazionali, università, istituti d’istruzione, centri di ricerca, società dei media stabiliti negli Stati Ue e nei Paesi candidati. Le proposte devono essere presentate da un consorzio costituito dal almeno 2 soggetti.
Il progetto selezionato potrà essere cofinanziato dall’Ue fino al 70% dei costi totali ammissibili.
Per tutti e tre i bandi i progetti da finanziare dovranno avere una durata massima di 12 mesi e la scadenza per la presentazione delle proposte è fissata al 17 aprile 2019.

Il Brasile di Bolsonaro commemora la dittatura militare fascista

Il portavoce del governo Otavio Rego Barros dice che il presidente d’estrema destra ha approvato un ordine del giorno e ha chiesto “di fare le dovute commemorazioni” il prossimo 31 marzo.

Bolsonaro non ha mai negato la sua ammirazione per i militari criminali della dittatura. Possiamo dire che lui rappresenta esattamente quel Brasile, un Paese che ha nostalgia di quell’epoca buia e violenta. Ora però questa nostalgia è ufficiale. 
Il presidente del Brasile ha chiesto infatti al ministero della Difesa di organizzare le commemorazioni della dittatura militare del Paese, iniziata il 31 marzo 1964 e durata due decenni.
    Il portavoce del governo Otavio Rego Barros dice che il presidente d’estrema destra Jair Bolsonaro ha approvato un ordine del giorno che gli è stato presentato dal ministero e ha chiesto “di fare le dovute commemorazioni” il prossimo 31 marzo.
    Bolsonaro, un ex capitano dell’esercito, non crede che ci sia stato un colpo di Stato militare nel 1964 e ha ripetutamente elogiato il regime autoritario del 1964-1985. Nel 2016, quando votò per l’impeachmentare della allora presidente Dilma Rousseff, vittima di torture durante la dittatura, Bolsonaro dedicò il suo voto a un colonnello che guidava un’unità di tortura. Come presidente, Bolsonaro ha nominato diversi ex generali nel suo governo.

fonte:
https://www.globalist.it/world/2019/03/26/il-brasile-di-bolsonaro-commemora-la-dittatura-militare-fascista-2039216.html

Christchurch, attacco in due moschee in Nuova Zelanda: almeno 49 morti. La strage in diretta Facebook

Ad aprire il fuoco nei due luoghi di culto un commando di 4 persone. Esplosivi sarebbero stati attaccati ad alcune auto. Prima della strage era apparso un manifesto anti-immigrati e anti-Islam. In un tweet postato da uno dei terroristi si vedono i caricatori delle armi automatiche con su  nomi di assassini di immigrati: compreso l’italiano Luca Traini

di ANNA LOMBARDI

Sentivo le urla strazianti dei tanti colpiti a morte. Sono rimasto immobile, pregando Dio di essere risparmiato. I killer hanno ucciso alla mia destra e alla mia sinistra. Poi si sono spostati nella stanza dove pregavano le donne e da lì sono arrivate altre urla che non riesco a dimenticare. Siamo fuggiti in massa, coperti di sangue…”. E’ la drammatica testimonianza raccolta dalla Afp da uno dei sopravvissuti alla strage della moschea di Al Noor, una delle due colpite nella città neozelandese di Christchurch. Un uomo che non vuole dire il suo nome: “Sono ancora terrorizzato”. Al Noor è una delle due moschee colpite ieri in Nuova Zelanda durante la preghiera del Venerdì da un commando di quattro persone guidate da un ventottenne australiano, Brenton Tarrant che nell’orribile live della strage si descrive come: “un normale uomo bianco”. Spiegando: “mi sono ispirato alla strage compiuta ad Utoya, in Norvegia, da Anders Breivik nel 2011. Voglio uccidere gli stranieri invasori”.

Gli attacchi sono avvenuti intorno alle 13.40 ora locale – l’1.40 del mattino in Italia – è il bilancio delle vittime è di almeno quarantanove morti. Tanto che la premier della Nuova Zelanda Jacinta Arden ha subito affermato in diretta televisiva: “E’ uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda. Siamo davanti a un atto di violenza senza precedenti”.

Nuova Zelanda, l’attentatore in auto con le armi per la strage

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Il primo allarme è arrivato dalla moschea di Al Noor, dove c’erano almeno 300 persone raccolte nella preghiera del venerdì. I killer hanno prima attaccato la sezione maschile e poi si sono spostati nella sala preghiere femminile. Poco dopo il secondo assalto alla moschea di Masjid nel sobborgo di Linwood. La dinamica del secondo attacco non è ancora chiara, ma comporterebbe delle auto cariche di esplosivi. A sparare invece sarebbe stato un commando formato da 3 uomini e una donna, che la polizia è successivamente riuscita a fermare. Ma si teme che ci siano altri complici, parte di una rete molto più larga.

“Il ritrovamento di esplosivi” ha detto il commissario di polizia neozelandese, Mike Bush, durante la prima concitata conferenza stampa “sottolinea la serietà dell’attacco”. Tanto più che nelle stesse ore il centro della città era pieno di giovani diretti alla loclale manifestazione per il clima degli studenti, che per ragioni di sicurezza è stata poi cancellata. Fra gli scampati ci sono anche gli atleti della nazionale di cricket del Bangladesh che si erano recati a pregare in una delle due moschee sotto attacco. Sono riusciti a fuggire tutti illesi: ma il match di sabato con la nazionale neozelandese è stato comunque cancellato.

Non sembrano esserci dubbi sul fatto che matrice dell’attacco è il razzismo anti islamico. Poco prima della strage sui social era infatti apparso un manifesto di 87 pagine “anti-immigrati e anti-musulmani” che è stato poi cancellato. Secondo le prime ricostruzioni uno dei killer è di nazionalità australiana: lo ha confermato anche il premier di quel paese, Scott Morrison. Si tratta di un uomo bianco, tra i 30 e i 40 anni che indossava un’uniforme militare quando ha aperto il fuoco.

Christchurch, attacco in due moschee in Nuova Zelanda: almeno 49 morti. La strage in diretta Facebook

Il tweet (ora eliminato) di uno degli attentatori: sulle munizioni i nomi dei killer anti migranti e anti musulmani tra cui quello di Luca TrainiCondividi  
A rendere ancora più odioso l’episodio, è la comparsa, in un tweet postato da uno terrorirsti di una lista di eventi storici e di nomi di assassini di migranti scritti su alcuni caricatori di armi automatiche, dove compare anche quello dell’italiano Luca Traini, che nel 2018 tentò una strage di migranti a Macerata ferendo sei persone. Per ragioni di sicurezza tutte le moschee del Paese sono state chiuse. Evacuate anche molte scuole.

Il live della strage trasmesso su Facebook, subito ritirato dalla rete, sta purtroppo ancora circolando. Al punto che la polizia della Nuova Zelanda ha “esortato con forza” media e popolazione a non condividere quei 17 minuti di sangue girati e postati da uno dei killer. Anche molti utenti hanno esortato i social a rimuovere le terribili immagini. E infatti si è subito mossa anche Facebook, con il portavoce locale, Mia Garlick, che poche ore dopo ha confermato che il video della strage è stato rimosso.

“La polizia della Nuova Zelanda ci aveva allertato relativamente al video su Facebook poco dopo l’inizio dello streaming live e noi abbiamo velocemente rimosso sia il video e sia gli account Facebook e Instagram dell’attentatore”, ha precisato la Garlik.

Nuova Zelanda, attacco in due moschee. Il primo ministro Arden: “Attacco senza precedenti”

fonte:repubblica.it

In Venezuela inflazione interannuale al 2’295’981,8%

Lo ha annunciato il deputato oppositore José Guerra, membro della Commissione di Finanze dell’assemblea nazionale

CARACAS – L’inflazione in Venezuela ha registrato una crescita del 53,7% nel mese di febbraio, il che porta l’inflazione accumulata al 348,2%, e quella interannuale – cioé calcolata dal mese di febbraio del 2018 – al 2’295’981,8%. Lo ha annunciato il deputato oppositore José Guerra, membro della Commissione finanze dell’Assemblea nazionale. «Anche se l’aumento sembra frenarsi, è certo che continua l’iperinflazione, che sta letteralmente distruggendo il paese», ha detto Guerra, presentando le cifre in una conferenza stampa. La Banca Centrale del Venezuela non pubblica dati ufficiali sull’aumento dei prezzi dal 2014. Secondo previsioni del Fondo Monetario Internazionale, se non cambia la politica economica del governo di Nicolás Maduro, l’inflazione raggiungerà il 10’000’000% entro la fine del 2019.

fonte:

Frank Cali, boss della famiglia Gambino, è stato ucciso a New York

L’agguato ieri sera davanti alla sua residenza di Staten Island. È il primo assassinio di rilievo negli ambienti della criminalità organizzata di New York da oltre 30 anni

NEW YORK – L’italoamericano Francesco ‘Frank’ Calì, 53 anni, noto boss della famiglia criminale dei Gambino, è stato vittima di un agguato ieri sera davanti alla sua residenza di Staten Island, a New York: è morto in ospedale a causa delle ferite riportate da colpi di arma da fuoco.

Secondo i media americani si tratta del primo assassinio di rilievo negli ambienti della criminalità organizzata di New York da oltre 30 anni. L’agguato è avvenuto alle 21:00 ora locale, le 2 della notte in Italia: Cali è stato raggiunto da almeno sei colpi di arma da fuoco, hanno riferito alcuni testimoni, ed è stato poi investito con l’auto dall’assassino – non identificato – che è riuscito a fuggire.

I Gambino sono una delle cinque storiche famiglie mafiose italoamericane di New York insieme ai Genovese, i Lucchese, i Colombo e i Bonanno. Per ora non ci sono stati arresti, le indagini sono ancora in corso, ha fatto sapere la polizia. Cali avrebbe assunto la direzione dell’organizzazione da Domenico Cefalu nel 2015. Nel 2008 aveva scontato 16 mesi di prigione per estorsione.

Il capo più noto della famiglia dei Gambino è stato John Gotti, che fu condannato nel 1992 per 13 omicidi e una serie di altri reati. È morto nel 2002.

Il ricco quartiere di Todt Hill di Staten Island è famoso per i suoi collegamenti con ambienti criminali, fu usato come location anche nel film Il Padrino. Anche Paul Castellano, ucciso nel 1985 a colpi di arma da fuoco fuori da un ristorante della famiglia Gambino, possedeva una casa lì.

Brasile, sparatoria in una scuola: 10 vittime, tra cui i due studenti che hanno aperto il fuoco

Gli assalitori si sono suicidati. Quindici, al momento, i feriti

di DANIELE MASTROGIACOMO

RIO DE JANEIRO – Due ragazzi incappucciati, i fucili automatici spianati, irrompono in una scuola alla periferia di San Paolo e iniziano a sparare a raffica. Cadono uno, due, poi otto persone. Restano freddati al suolo. In tutto, alla fine saranno dieci i morti: due insegnanti, sei studenti e anche i due killer, che si sono suicidati. Ma ci sono anche 15 feriti. Scappano come possono. Si sottraggono alla pioggia di proiettili che colpiscono vetri, sbrecciano muri, armadi, porte, banchi. La nuova Columbine brasiliana avviene poco dopo le 7 di oggi a Suzano, piccolo centro della zona metropolitana della capitale finanziaria del paese. Un uomo, Julianoi Simões de Santana, abita vicino alla Raul Brasile, una scuola primaria e secondaria con classi di corso di lingue. Gli studenti sono minorenni, ragazzini soprattutto. “Vivo in una casa accanto. Ho sentito degli spari, poi grida seguite da un forte trambusto”,  ricorda l’uomo, “sono corso dentro la scuola e ha visto tutti quei corpi di bambini riversi, un lago di sangue per terra e sulle pareti, i funzionari e professori che fuggivano urlando”.

La polizia e i reparti speciali sono accorsi nel giro di mezz’ora. Hanno allontanato la gente che era accorsa verso la scuola. Soprattutto madri e padri presi dal panico che chiedevano informazioni e volevano entrare. L’assedio è durato pochissimo. Non c’è stato neanche il tempo di una trattativa. Perché non c’era nulla da negoziare. I due killer avevano portato a termine la loro strage e poi si erano immolati sparandosi un colpo in testa. Un’assurda missione sucida. Nessuna motivazione se non quella che si scoprirà fra qualche ora dopo aver indagato sugli autori e sull’eventuale messaggio di follia che avranno lasciato.

Non è la prima strage che avviene nelle scuole del Brasile. A parte le continue sparatorie tra cartelli e gang che costrinsero a chiudere le scuole per sei mesi l’anno scorso, ci sono state almeno altre sette Columbine nel paese. Nel 2002 un giovane di 17 anni uccise due colleghi in un’aula nella scuola privata Sigma lungo le rive del Salvador, a Bahia. Nel gennaio del 2003 a Taiúva, 400 chilometri da San Paolo, un ex studente ferisce a colpi di 38 otto compagni, tra cui una docente. Muore per le ferite un ragazzino paraplegico. 
Nell’aprile del 2011a Realengo, ovest di Rio, dodici ragazzi, dieci femmine e due maschi, muoiono  nella scuola municipale Tasso da Silveira. La killer era una donna, 23 anni. Si chiamava Wellington Menezes de Oliveira. Ha chiesto di ritirare un certificato, ha proposto una conferenza con gli studenti e poi ha fatto fuoco prima di suicidarsi. Nell’aprile  del 2011 un ragazzino, vittima di bullismo, accoltella a morte un compagno a Piauí. Nel settembre dello stesso anno un bambino di 10 anni spara alla sua professoressa e si suicida.  Cosi nell’aprile del 2016, nello Stato di Paraíba, un ragazzo di 16 anni esplode sette colpi di pistola contro tre studenti. Due anni dopo, alla periferia di Joao Pessoa, un adolescente spara a tre compagni che restano feriti e uccide la sua ex fidanzatina. Infine a Goiâna, ottobre 2017, un ragazzino di 14 anni irrompe a scuola, uccide con la 38 del padre due studenti e ne ferisce altri quattro. Si considerava vittima di bullismo.

Brexit, il Regno Unito taglierà dazi e tariffe se ci sarà un’uscita senza accordo

Le misure resterebbero in vigore per 12 mesi. In ogni caso non verranno introdotti nuovi controlli al confine tra Irlanda e Irlanda del Nord. Oggi nuovo voto ai Comuni sul “no deal”

Il Regno Unito ha annunciato che taglierà temporaneamente le tariffe d’importazione su una vasta gamma di prodotti se il Parlamento britannico voterà a favore del “no deal” o se il  “no deal” dovesse essere respinto dai Comuni ma Londra uscisse comunque dall’Unione Europa senza accordo dopo il termine del 29 marzo.
In entrambi i casi non ci saranno nuovi controlli al confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, ma resteranno in vigore per proteggere la produzione nazionale le tariffe su auto, carne di manzo, agnello, maiale, pollame e latticini. Le misure resterebbero in vigore per 12 mesi

Il piano di emergenza sulle tariffe è stato messo a punto per proteggere l’industria nazionale, ma anche i posti di lavoro e prevenire un aumento dell’inflazione in caso di una uscita disordinata del Regno Unito dall’Ue. Dopo la seconda bocciatura al suo accordo sulla Brexit, infatti, oggi la May tornerà alla Camera dei comuni per mettere ai voti una mozione ‘no deal sì o no deal no’. La premier lascerà libertà di voto ai Tory, ma resta contraria a un “no deal” e domani metterà ai voti un’ulteriore mozione sulla possibilità che il governo chieda un breve rinvio della Brexit.

Per ottenere una estensione della data di uscita, Londra dovrebbe però fornire una “giustificazione credibile”, ha chiarito un portavoce del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.
La posizione cosiddetta di “default”, che si verificherrebbe qualora il Regno Unito non arrivasse ad alcun tipo di accordo, nemmeno sul “no deal”, potrebbe provocare caos sui mercati e nelle catene di approvvigionamento. I sostenitori della Brexit sostengono invece che, mentre un divorzio senza accordo potrebbe portare instabilità a breve termine, nel lungo periodo permetterebbe al Regno Unito di prosperare e stringere accordi commerciali in tutto il mondo.

fonte:repubblica.it

Etiopia, tra le vittime del Boeing c’è Sebastiano Tusa: una vita per l’archeologia. La sua ultima sfida, la politica

Etiopia, tra le vittime del Boeing c'è Sebastiano Tusa: una vita per l'archeologia. La sua ultima sfida, la politica
Sebastiano Tusa 

Gli è stato fatale l’ultimo viaggio di una vita ricca di missioni archeologiche nelle località più lontane: Pakistan, Iran, Iraq. Il destino ha voluto così che Sebastiano Tusa dovesse trovare la morte lontano dalla Sicilia, che pure era sempre rimasta il fulcro dei suoi studi (fra i più importanti quelli legati agli scavi a Mozia e Pantelleria) e dei suoi affetti. Nell’incidente aereo in Etiopia se ne è andato, lasciando sgomento e incredulità, uno scienziato delle antichità di fama internazionale che solo di recente aveva abbracciato la politica. Dopo una isolata esperienza con Fini (con tanto di candidatura per Futuro e libertà a Palermo nel 2012), la svolta era arrivata un anno fa di questi tempi: Vittorio Sgarbi, fugace e irrequieto assessore ai Beni culturali della giunta Musumeci, aveva lasciato la carica a Tusa, indicandolo pubblicamente come successore, anche in virtù della sua lunga attività da docente universitario (ha insegnato a Trapani, Bologna, Napoli e in Germania) e da dirigente regionale. 

Aereo Ethiopian precipitato, gli amici di Sebastiano Tusa: “Speravamo avesse perso quell’aereo”

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A Sebastiano Tusa, figlio del grande archeologo Vincenzo, si deve l’invenzione della Soprintendenza del mare, istituita in Sicilia nel 2004 quando assessore al ramo era l’ex vicepresidente della commissione antimafia Fabio Granata, suo grande amico. Tusa era stato anche Soprintendente ai beni culturali di Trapani. 
E da “tecnico” aveva attraversato la sua esperienza nel governo Musumeci sposando il low profile: “Meglio musei puliti e funzionanti che grandi mostre”, era stato il suo mantra. E non aveva disdegnato prese di posizione forti anche contro le indicazioni del ministero: come quando, nella primavera scorsa, si oppose alla norma che limitava gli ingressi gratis ai luoghi della cultura di domenica. Non facendola applicare in Sicilia. In vista di un possibile rimpasto da parte del presidente Musumeci, si parlava anche di Tusa come di un possibile “vittima”. Ma nessuno poteva aspettarsi una uscita di scena così drammatica. 

Etiopia, anche 8 italiani sul Boeing precipitato. Era diretto a Nairobi con 157 passeggeri: ecco tutti i nomi delle vittime

Tre volontari onlus, un assessore siciliano, due funzionarie Onu tra le otto vittime italiane del disastro aereo del volo Rt 302 dell’Ethiopian Airlines, precipitato 6 minuti dopo essere decollato da Addis Abeba. A quanto apprende l’Adnkronos, si tratterebbe di tre volontari della Africa Tremila Onlus di Bergamo: il presidente Carlo Spini, la moglie Gabriella e il tesoriere Matteo Ravasio. I primi due abitano nell’aretino, il terzo, un commercialista, sarebbe residente a Bergamo. Spini e la moglie sono due cittadini di San Sepolcro, originari di Arezzo. Lui medico in pensione dall’ospedale di San Sepolcro, lei infermiera. Lo ha confermato all’Adnkronos il sindaco della cittadina, Mauro Cornioli: “Carlo Spini – ha detto con commozione il sindaco – era una persona bellissima che ha lavorato anni nel nostro ospedale. In pensione aveva intensificato il suo amore per l’Africa e con la moglie Gabriella aveva trasmesso alla comunità la sua passione”. Da oltre 10 anni la coppia “collaborava con la onlus bergamasca in cui sono coinvolti tanti medici ed infermieri della nostra zona: si tratta di un mondo che avevano stimolato e coinvolto loro. Erano trascinatori, grandi trascinatori”.
Nella lista delle vittime italiane del disastro, anche l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, l’archeologo Sebastiano Tusa. Tusa era diretto a Malindi, in Kenya, per una conferenza internazionale promossa dall’Unesco con la partecipazione di archeologi provenienti da tutto il mondo. L’assessore, che era già andato in Kenya lo scorso Natale insieme alla moglie Valeria Patrizia Livigni, era stato chiamato per la sua grande competenza nel settore dell’archeologia marina.

Morto nel disastro aereo anche Paolo Dieci, presidente del Cisp, Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli. Lo confermano all’Adnkronos fonti dell’organizzazione non governativa. E sempre a quanto apprende l’Adnkronos, sono due le funzionarie Onu tra le vittime: si tratta di Maria Pilar Buzzetti e Virginia Chimenti.

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I NOMI – A quanto si apprende da fonti diplomatiche, questo l’elenco dei nomi di tutte le vittime italiane del disastro aereo di questa mattina in Etiopia: Paolo Dieci, Sebastiano Tusa, Gabriella Viciani, Matteo Ravasio, Maria Pilar Buzzetti, Virginia Chimenti, Rosemary Mumbi, Carlo Spini.Joana e Djordje: dal lavoro a Roma allo schianto in Etiopia

IL CORDOGLIO – “Ho appena ricevuto la conferma ufficiale dell’Unità di crisi del ministero degli Esteri: l’assessore Sebastiano Tusa era sull’aereo precipitato in Etiopia. Sono distrutto. E’ una tragedia terribile, alla quale non riesco ancora a credere: rimango ammutolito. Perdo un amico, un lavoratore instancabile, un assessore di grande capacità ed equilibrio, che stava andando in Kenya per lavoro. Un uomo onesto e perbene, che amava la Sicilia come pochi. Un indimenticabile protagonista delle migliori politiche culturali dell’Isola”. Questo il messaggio di cordoglio del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, per l’improvvisa scomparsa dell’assessore Tusa.

“Grande commozione per la strage di oggi e la perdita tra gli altri anche di due aretini “nostri concittadini. Siamo molto addolorati e colpiti di fronte a una simile tragedia e per la loro perdita”, ha commentato all’Adnkronos il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, a proposito dello schianto del Boeing 737.

“Sono addolorato perché, anche se questa associazione ‘Africa Tremila’ non è una grande onlus, coinvolge tante persone della nostra città, da sempre impegnate a fare del bene. Ovviamente è grande anche il dispiacere per le altre vittime ma il cordoglio per l’associazione bergamasca, da sempre molto sostenuta da Confartigianato, ci coinvolge particolarmente”, dice all’Adnkronos il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, commentando la morte di tre volontari della onlus bergamasca.

Il Cisp annuncia “con immenso dolore la perdita di Paolo Dieci, uno dei suoi fondatori, uno dei suoi più appassionati soci e più competenti cooperanti, il suo Presidente. Il nostro meraviglioso amico. Il mondo della cooperazione internazionale – si legge sul sito della Ong – perde uno dei suoi più brillanti esponenti e la società civile italiana tutta perde un prezioso punto di riferimento”.

“La visione di una società più giusta, coesa, egualitaria, che ha guidato Paolo nel suo impegno in Italia e nel mondo continuerà a guidare il nostro lavoro. Ci stringiamo attorno alla moglie, ai figli e alla famiglia tutta di Paolo e promettiamo loro di continuare ad onorare la sua memoria mettendo in pratica tutto ciò che da lui abbiamo imparato, provando ad avere la sua stessa lucidità nell’analizzare i problemi delle società contemporanee, la sua stessa perseveranza e pazienza nel provare a risolverne almeno una parte, la sua stessa preparazione e competenza nella realizzazione di ogni singola azione, progetto, programma. Oggi -è il testo del messaggio diffuso online- ci sentiamo tutti soli. Da domani, però, ricominceremo a lavorare per affermare i diritti di ogni essere umano in qualsiasi parte del mondo si trovi, così come avrebbe fatto Paolo, con instancabile tenacia”.

LA ONLUS – L’associazione ‘Africa Tremila’ – di cui facevano parte tre delle otto vittime – ha sede a Bergamo, dove è stata fondata nel 1995 come “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” e iscritta all’anagrafe delle onlus presso l’Agenzia delle Entrate. “Realizziamo programmi umanitari a breve e medio termine – si spiega nel suo sito – elezione, formazione e impiego di volontari spontanei; attività di formazione in loco di cittadini dei Paesi in via di sviluppo”.

Fra i Paesi dove sono attivi progetti della onlus Africa Tremila, oltre al Kenya dove era diretto l’aereo decollato dall’Etiopia e poi precipitato, figurano Eritrea, Sud Sudan, Malawi, Zimbabwe, Congo ma anche nazioni non africane come India e Cuba.